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IL MEDEGHINO E LA FAMIGLIA MEDICI



Lo scacchiere internazionale


Siamo nel terzo decennio del ‘500: a trent’anni dalla scoperta dell’America la Spagna sta diventando la prima superpotenza d’Europa, mentre l’Italia appare come un paese ricco, invidiabile per la magnificenza delle opere d’arte, per lo stile di vita delle corti delle sue città capitali di piccoli stati, ma bottino di facile conquista per la sua inconsistenza politica e militare. Spagna e Francia si disputeranno, soprattutto nella pianura Padana, il ruolo di superpotenza. Nel 1515 in seguito alla battaglia di Melegnano, vittoriosa per i francesi del Re Francesco I, segue un primo periodo di preponderanza francese. Nel 1519 sale al trono di Spagna Carlo V, eletto anche col titolo di Imperatore. Nel frattempo l’autorità del Duca di Milano Francesco II Sforza continua a perdere prestigio, senza alcuna possibilità di incidere sulle forze in campo, se non entrando nella alleanza prima antifrancese e poi antispagnola.

Diviene determinante il continuo e poco disinteressato supporto della fanteria mercenaria svizzera, mirante piuttosto a mantenere i territori a sud del San Gottardo, di recente acquisizione ai danni dello Stato di Milano. Nel primo decennio del ‘500 la potenza militare svizzera è al culmine: i mercenari svizzeri sono i meglio pagati e non hanno ancora trovato sul campo di battaglia chi possa contrastarli.
A causa della nota debolezza militare e politica dello Stato di Milano, hanno ormai occupato le valli a sud delle Alpi, il Ticino, Bellinzona, Chiavenna e la Valtellina. Il primo successivo obiettivo è la città di Como. La presenza vittoriosa dei Francesi dopo la battaglia di Melegnano costringe gli Svizzeri Confederati e i Grigioni a schierarsi a favore del Duca di Milano. Subito dopo però occupano come pegno dell’alleanza, ulteriori terre, quali l’Alto Lario e Lugano.

Verso est il Ducato di Milano confina con la Repubblica di Venezia. La Serenissima guarda con attenzione ai passi alpini per la Svizzera, per mantenere garanzia di libero transito dei mercenari e dei mercanti. Suo interesse evidente è la formazione di uno stato cuscinetto ai suoi confini che tenga a bada le mire espansionistiche degli Svizzeri e nello stesso tempo possa impensierire la superpotenza straniera vincente nello Stato di Milano.

In questo periodo a Musso il Castello è sotto la reggenza del Maresciallo di Francia Gian Giacomo Trivulzio che ne avvia importanti opere di rafforzamento.
Ma stà per affacciarsi in questo scenario una figura che nel volgere di pochi anni causerà diversi problemi a tutti questi giganti: Gian Giacomo Medici detto il Medeghino.

Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino


Gian Giacomo Medici nacque a Milano frà il 1495 e il 1498, figlio di Bernardino e di Cecilia Serbelloni, primogenito di ben 14 figli, ma di cui solo 10 arrivarono all’età adulta. Il padre, appaltatore delle gabelle del sale, morì nel 1519. Nonostante il cognome illustre nessuna parentela vi era con lo storico casato Fiorentino. Ben presto il Medici si guadagnò il nomignolo di “Medeghino” non come sostenuto da molti per una professione medica, fra l’altro mai accertata dei suoi antenati, ma probabilmente per via della sua bassa statura. Intimo amico di famiglia era il Gran Cancelliere Girolamo Morone Governatore per conto del Duca di Milano. Al termine della sua adolescenza il Medici dimostrò subito la sua natura violenta mettendosi in evidenza quale capo ardito in diverse imprese di briganti. Dopo aver trucidato per vendetta un suo nemico, egli si rifugiò sul Lago di Como.

Tornato in Milano al servizio del Duca Francesco II Sforza, viene da questo e dal Morone incaricato di eliminare Astore Visconti detto il Monsignorino, con la promessa di ricevere in cambio il comando del Castello di Musso. A causa del trambusto sollevato dall’efferato omicidio, il Duca preferì disfarsi di un così scomodo vassallo. Fu così che diede al Medici una lettera contenente non l’ordine di consegnare il Castello al latore della missiva, ma bensì di impiccarlo immediatamente. Ma il Medici, forse sospettando l’inganno, riuscì a falsificare gli ordini del Duca e a farsi consegnare il forte.
Dal 1523 al 1532 il Medici, annidato dentro il suo formidabile Castello, intraprese una sua guerra stipulando alleanze con un partito per poi rinnegarlo al momento più opportuno. Questa discutibile condotta portò però Gian Giacomo Medici a sfiorare il successo di avere un regno tutto suo, riconosciutogli col trattato di Pioltello, in seguito non approvato dal Senato di Milano, che preferì nel gioco delle alleanze tutelare gli interessi del Duca Sforza.

Dovuto cedere i propri domini ed il Castello di Musso in cambio di denaro e dell’investitura del Marchesato di Marignano, il Medici intraprese una brillante carriera militare al servizio del Re Carlo V di Spagna, diventando Generale dell’armata imperiale ed addirittura Vicerè di Boemia. Nel 1545 si sposa con Marzia Orsini, figlia del Conte Orsini, matrimonio non suggellato da figli a causa dell’inabilità del Medici a procreare causata da una ferita ricevuta in Chiavenna al tempo delle sue scorribande sul Lago di Como. Morirà nel giorno 8 novembre 1555 nella sua casa di Brera.
Nel 1563 Papa Pio IV, fratello del Medici, commissiona allo scultore Leone Leoni, su progetto di Michelangelo, un monumento da erigersi nel Duomo di Milano. Nel mausoleo, oltre alle spoglie del Medeghino, vennero poste anche quelle del fratello Gabriele morto a Mandello nel 1532 durante la guerra di Musso. Il monumento venne realizzato interamente in pregiato marmo bianco di Musso con statue di bronzo raffiguranti allegorie ed il Medici stesso.

Cronologia essenziale degli eventi che portarono alla guerra di Musso



1523 Il 7 febbraio Francesco II Sforza conquista la fortezza di Musso, in mano a Biagio Malacrida, dopo che era già stata assegnata il 6 gennaio precedente a Sebastiano da Novara, comandante delle truppe spagnole, alleate dello Sforza.
1523 Insediamento di Gian Giacomo Medici nella fortezza di Musso, con la forza dell’inganno.
1524

Durante il percorso vengono continuamente disturbati dai Medicei con imboscate e continue razzie di viveri. Costretti allora a salire per la tortuosa Valsassina, vengono ancora ostacolati, ma raggiunta la confinante Repubblica di Venezia, alleata dai Francesi, i fastidi finiscono. Allora il Medici, approfittando della situazione, attacca il Castello di Chiavenna e successivamente il borgo di Morbegno, entrambi nei possedimenti dei Grigioni. Gli Svizzeri avuto notizia delle azioni militari del Medici ritirano le loro truppe da Pavia preferendo salvaguardare i propri domini sulla Valtellina e la Valchiavenna. Tale ritiro influenza la successiva sconfitta dei Francesi a Pavia. |

1525 Il Medici viene ufficialmente investito della Castellania di Musso, dal Duca di Milano, a seguito delle operazioni militari di disturbo effettuate ai danni dei Grigioni.
1527 Il Medici annette il castello di Valsolda, sfidando gli Svizzeri e il castello di Monguzzo, sfidando gli stessi Spagnoli.
1527 Attacco di Lecco dove il Medici, benchè aiutato dai Veneziani, deve presto desistere dall’impresa.
1528 Trattato di Pioltello il 31 marzo con Antonio de Leyva, comandante delle truppe spagnole in Italia, che gli concede il marchesato di Musso, Olonio, le Tre Pievi, il lago fino a 10 miglia da Como, Porlezza, la Val d’Intelvi, Osteno, Valsolda,Menaggio, la Valsassina, Valmadrera, Monguzzo, Pieve di Incino, Corte di Casale e la Valsassina, inoltre la contea di Lecco. Ottiene anche il diritto di battere moneta. Da parte sua il Medici prometteva di passare a servizio degli Spagnoli e di sciogliersi con gli impegni con Venezia e la Francia. Il 15 aprile 1528 Antonio de Leyva firma il privilegio che sanciva i termini del trattato con la precisazione che i territori assegnati al Medici erano autonomi dal Ducato di Milano; al trattato mancava solo la ratifica del senato che era contrario all’indipendenza del Medici. Fu questo il momento più vicino al coronamento del sogno del Medici di avere un regno tutto suo, ottenuto con discutibili cambi d’alleanza continui, ma anche con una certa dose di coraggio ed ingegno, considerando gli scarsi mezzi economici e materiali a disposizione del Medici.
1530 Congresso di Bologna. Carlo V riceve la duplice corona della Lombardia e dell’Impero, ma il Medici non ottiene l’approvazione ufficiale del trattato di Pioltello e quindi si vede revocare tutti i suoi diritti e possedimenti in quanto si riconosce a Francesco II Sforza la signoria sull’intero territorio del Ducato.
1531 Francesco II Sforza stipula un patto con gli Svizzeri per combattere il Medici, il quale aveva dichiarato guerra all’Impero, nel tentativo di ottenere con la forza, ciò che non era riuscito con i trattati.
1532 La guerra di Musso volge al termine, dopo continui ribaltamenti di fronte. Il Medici ottiene diverse vittorie sul lago grazie alla sua invidiabile flotta, ma durante una di queste perderà il fratello prediletto Gabriele e successivamente il comandante Aloisio Borsiero che della flotta Medicea era l’ ammiraglio. Venutogli a mancare questi due importanti alleati e vedendo cadere in mano nemica Monguzzo, Lecco e tutti i possedimenti duramente conquistati, il Medici stretto d’assedio dentro l’imprendibile castello di Musso cede infine alle offerte degli Spagnoli e dei Ducali e consegna loro la piazzaforte in cambio del marchesato di Melegnano. La leggenda vuole che gli Svizzeri, bramosi di distruggere l’odiato castello, iniziarono l’opera di rovina con il Medici ancora all’orizzonte su di una barca che lo portava a Lecco, questi infastidito si fece ricondurre a Musso, disceso a terra ordinò che nulla fosse toccato finchè lui fosse stato all’orizzonte, gli Svizzeri intimoriti ubbidirono temendo un colpo di testa del nostro eroe. Questo è più frutto dell’immaginazione di qualche cronista, ma dà un’idea del temperamento del Medici.



Un allegra famiglia


La vita di Gian Giacomo Medici fù certamente coronata da grandi imprese, lo stesso si può dire anche di altri membri della sua numerosa famiglia. Se i fratelli Agosto, Gian Battista e Gabriele seguirono le orme guerriere del fratello maggiore, altrettanto non si può dire di Giovan Angelo, nato nel 1499, secondogenito di casa Medici. Dopo gli studi terminati nel 1525 con un dottorato in diritto canonico e civile, intraprese la strada sacerdotale che lo porterà nel 1559 al soglio pontificio col nome di Pio IV. Fù abile diplomatico al servizio del fratello Gian Giacomo durante la guerra di Musso e nei corridoi della Curia Romana. Come Papa portò a termine il Concilio di Trento, invitò Michelangelo per fargli erigere la Porta Pia1). Morirà a Roma nel 1565.

La maggiore delle sorelle del Medeghino era Clara. Nata nel 1507 venne dal fratello data in sposa al Conte Volfango Teodorico di Altemps, nobile austriaco e noto reclutatore di Lanzichenecchi.

La seconda sorella fu Margherita: sperando il Medici di ottenere un prezioso alleato la concesse in sposa al Conte Gilberto Borromeo. Famosa per la sua bellezza Margherita divenne madre del futuro San Carlo Borromeo. |

1)
divenuta poi famosa nel Risorgimento per la famosa breccia attraversata dalle truppe Sabaude.
it/medeghino_intro.txt · Last modified: 2018/02/04 16:12 by admin