User Tools

Site Tools


it:musso_sasso

IL TERRITORIO MONTANO


Il Sasso di Musso è uno sperone roccioso, in parte ricoperto di verde, che in passato rivestì una grande importanza strategica per la sua posizione dominante sul lago. La roccia è diversa dalle montagne che lo circondano e ciò gli conferisce una certa peculiarità.

La linea Insubrica


La linea insubrica è una lunga cicatrice che testimonia il punto dello scontro frà la zolla Africana e la zolla Eurasiatica. Passa in corrispondenza del limite settentrionale del Lago di Como; provenendo dalla Valtellina, dapprima il suo andamento condiziona la stessa direzione del fiume Mera (est-ovest) quindi piega verso ovest-sud-ovest passando a monte di Gera Lario e Gravedona (a nord di Sasso Pelo) per poi continuare ancora con direzione est-ovest lungo il lato sinistro della valle del Liro.

La linea di Musso


Si tratta di una grossa frattura lineare che risale lungo il lato destro della valle dell'Albano e si prolunga sull'altra sponda del Lario, in direzione di Colico. È resa evidente, vicino al lago, da una dorsale molto visibile, costituita dal marmo di Musso. Si tratta di una roccia bianca, metamorfica, molto più dura e meno erodibile di quelle ciscostanti che, per questo motivo, spicca nel paesaggio. In vicinanza di questa faglia a carattere regionale sono presenti lembi di rocce particolari (che sembrano proprio strappate e trascinate a testimonianza di ingenti movimenti di materiali).
Questi particolari fenomeni metamorfici sono da far risalire ai periodi geologici molto antichi -forse addirittura alla terzultima formazione di montagne, la cosidetta orogenesi caledoniana. Spesso le zone così altamente interessate da fenomeni tettonici, magmatici e metamorfici (rocce cristalline), con la formazione di cunei, livelli, inclusi, filoni, sono quelle dove è più facile trovare arrichimenti di minerali interessanti; ad esempio in queste aree frà Dongo e Germasino fin dai tempi più antichi sono noti giacimenti di ferro.

Delle caratteristiche ambientali d'eccezione


Questa formazione montuosa particolare, che separa Dongo da Musso, presenta un altra caratteristica rispetto alle rocce circostanti: immagazzina calore, con due conseguenze:

  • la vegetazione è diversa, anzi dichiaratamente mediterranea e semi-desertica nell'ambito del Giardino del Merlo;
  • le correnti d'aria vorticose, dal basso verso l'alto, generate in questa situazione particolare, sono utilizzate dagli uccelli i quali, dispiegando le ali, le usano come un ascensore dai 300 metri delle valli sottostanti fino ad oltre duemila metri di altitudine.



Il Giardino del merlo


Trà le meraviglie del Lario occidentale ve n'era una che spiccava per originalità, bellezza ed importanza: il Giardino del merlo, così chiamato perchè rallegrato da questi graziosi pennuti. Trattasi di un giardino botanico abbandonato interamente, realizzato sulla rupe di natura calcarea che sovrasta il *Lario tra Musso e Dongo.
Fù ideato nel 1858 da Giovanni Manzi che acquistò tutto il terreno fronteggiante il lago, dalla fornace alla Vallorba e da questa alla chiesa di S. Eufemia e poi per la strada che dalla stessa và a Genico e scende ancora al lago. Per dare lavoro ai disoccupati in tempo di carestie, fece realizzare l'incantevole giardino, rifacendosi, nell'idearlo, a modelli liguri.

Il Giardino del merlo, oltre che per le sue cento e più varietà di piante, era motivo di incanto per l'ampio panorama sul territorio lacuale e per la particolare tipologia architettonica, ideata e fatta realizzare dal nobile Giovanni Manzi, su quell'impervio sperone di roccia. La manutenzione del giardino era garantita dall'opera di un fattore, di un abile giardiniere e di tre volonterose donne di Catasco; una sesta persona aveva l'incarico dell'apertura e della chiusura del giardino, recintato e con vari cancelli d'accesso ai tempi della nobildonna Manzi.
Venduto dagli eredi della nobildonna Manzi alla S.A. Scalini, il giardino fù pesantemente rovinato con l'estrazione intensiva del marmo. Fallita la S.A. Scalini negli anni sessanta, la famiglia Colturri rilevò l'ormai deteriorato giardino . Pur essendo terminato il periodo di massimo splendore, attualmente si presenta pressochè intatto nella struttura dei viali, sottopassaggi, delle scalinate… a volte sconnessi ma ancora agibili. Anche le caverne, le grotte, le gallerie e le sale di riposo si sono ben conservate.

Per quanto riguarda la situazione vegetazionale, solo alcune specie di piante fanno intravvedere l'esotico e meraviglioso aspetto che il giardino offriva in passato.

it/musso_sasso.txt · Last modified: 2018/02/04 16:13 by admin