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ITINERARI MUSEALI




L'allevamento del baco da seta


Si inizia dalle uova del Bombyx Mori, le quali messe in un incubatrice dalle filande presenti in zona, da queste poi venivano affidate a contadini. Coloro le disponevano su “castelli”, donde uscivano le larve.
Nutrite con foglie di gelso appena raccolte, queste larve si sviluppano per circa sei settimane fino a raggiungere una lunghezza massima di nove centimetri. Alla fine del loro ciclo di sviluppo “salgono al bosco”, cioè si arrampicano su fascine disposte nei castelli, dove tessono il bozzolo propriamente detto.

A questo punto, il ciclo naturale di sviluppo della larva vedrebbe la sua trasformazione in crisalide che per ultimo sboccierebbe in una farfalla. Per il contadino è il momento del raccolto dei bozzoli: questi vengono asportati dalle fascine e portati nelle filande dove venivano pagati a peso1).
Ulteriormente il bozzolo subisce varie fasi di lavorazione per arrivare al filo di seta pronto per la tessitura.


Il marmo di Musso


Questa roccia biancastra molto dura e pregevole che affiora appena a nord di Musso è marmo nel senso scientifico della parola, cioè una roccia metamorfica2), risalita dalle profondità della crosta terrestre grazie ai movimenti tettonici che hanno formato gli Apennini e le Alpi.

Già ai tempi dei Romani si estraeva marmo a Musso, come testimoniano le colonne di S. Lorenzo a Milano, il monolite ritrovato nell'antico porto di Novocomum, nel 1963 a Como, oppure l'ara di Diana scoperta durante i lavori di allargamento della strada statale all'uscita di Musso3) nel 1906.

L'attività estrattiva proseguì con vicende alterne durante i secoli e fù molto intensa all'epoce dell'erezione del Duomo di Como, poi dal 1911 quando subentrò la ditta Luigi Scalini che portò radicali innovazioni come il taglio dei blocchi di marmo col filo elicoidale4).

Il castello di Musso


Di probabili origini antichissime, si hanno notizie certe della presenza di un castello a Musso dal 1335. Eretto su uno sperone roccioso, per secoli ha dominato incontrastato l'Alto Lario.

Le sue difese furono ulteriormente rafforzate dal maresciallo Gian Giacomo Trivulzio trà il 1508 e il 1518 affinchè resistessero alle nuove tecniche dell'artiglieria: costruendo bastioni e torri, il porto fortificato, la cisterna per l'acqua con condutture sotterranee5), creò infine la Zecca dove coniava le sue monete. Morto il Trivulzio l'anno precedente, fù probabilmente costruita nel 1519 la rocca superiore ed eseguito il “Taglio”, uno scavo della roccia verso monte per rendere inaccessibile anche da quella parte il castello. Nel 1523 compare la figura di Gian Giacomo Medici, detto “il Medeghino” che qui dominò fino al 1532. Il Medici completò le fortificazioni, elevò la terza rocca sulla sommità del “Sasso” e continuò i lavori della “tagliata”. Il castello raggiunse così la sua massima estensione, risultando imprendibile.

Ceduto dal Medeghino nel 1532, con permuta del marchesato di Musso contro quello di Melegnano, le più robuste difese del castello furono smantellate onde evitare che un altro signorotto vi s'insediasse. Poi l'opera del tempo e l'incuria degli uomini, in particolare l'estrazione del marmo, hanno continuato l'opera di distruzione.

I pochi ruderi rimasti sono salvaguardati e puliti dal gruppo di volontari “Amici del castello di Musso” che da anni si dedicano con passione alla valorizzazione dell'opera.

Il Medeghino e la famiglia Medici


Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino, monumento funebre - Duomo di Milano [Public domain], via Wikimedia Commons

Gian Giacomo Medici (1498-1555), detto “il Medeghino”, condottiero Italiano, uomo che con indomabile energia ed astuzia, stringendo alleanze quando gli tornava, cambiando campo nel caso contrario, riuscì ad impossessarsi della rocca di Musso nel 1523 ove s'insediò, conquistando il Lario eccetto Como, La Valtellina e la Val Chiavenna, la Brianza, la Mesolcina…

Spadroneggiò fino al 1531 finchè i suoi avversari -il duca di Milano Francesco II Sforza, l'imperatore Carlo V, i Grigioni- strinsero un'alleanza contro di lui. Dopo un assedio durato dieci mesi, la rocca dimostratasi inespugnabile, dei negoziati organizzarono la permuta del marchesato di Musso con quello di Melegnano per il Medeghino, il libero transito del condottiero e delle sue truppe attraverso il ducato di Milano, una cassapanca di denaro6). Partito lui, i Grigioni con l'assenso del duca di Milano, smantellarono la rocca.

Il Medeghino ebbe una lunga carriera militare al servizio dell'imperatore Carlo V e la sua famiglia ebbe fortune diverse:

  • Il fratello secondogenito Giovanni Angelo avviò una carriera ecclesiastica che la portò alla soglia del pontificato nel 1559, col nome di Pio IV.
  • La sorella Beatrice, data in matrimonio al conte di Arona7), diede i natali a Carlo, il futuro S. Carlo Borromeo.



L'emigrazione altolariana verso le Americhe e l'Europa


1)
da ventimila uova venivano fuori varie migliaia di bachi.
2)
Ricordiamo per inciso che il nome commerciale di certe pietre spesso non corrisponde esattamente al nome geologico: è il caso del “marmo” commercializzato, in realtà un calcare molto puro ma che non ha subito gli effetti di una metamorfizzazione.
3)
all'altezza della capella di S. Carlo Borromeo
4)
sempre in uso al giorno d'oggi nelle cave dove si estraggono pietre dure, quali granito o marmo
5)
che captavano la sorgente detta dell' “acqua marcia”
6)
35.000 scudi d'oro
7)
la famiglia Borromeo
it/tour.txt · Last modified: 2018/02/04 16:09 by admin